Apro la porta, intorno a me oscurità e freddo pungente, ma presto l’occhio si abitua e tra la foschia compare un pallido raggio di luna che rischiara il bosco e lo avvolge in un chiarore etereo.

All’improvviso un calpestio di zoccoli rompe il silenzio nel quale sono immerso da ore e si intravedono le ombre di alcuni cavalli, un incontro quanto mai comune, ma stasera nulla lo è qui nei Monti Simbruini.

E' l'ottobre 2020 e queste sono le prime ore di auto-quarantena a causa di un presunto contatto Covid-19, una costrizione che si trasformerà in breve in una splendida esperienza in natura di quasi due settimane*.

*Da questa avventura nasce il nostro week end sportivo-esperienziale in programma il 23 e 24 ottobre 2021, se sei interessato Clicca qui per tutte le info.

Provengo dall’Abruzzo e devo trovare un luogo che mi permetta di coniugare tre principali esigenze: l’essere quanto più possibile isolato, l’avere una buona connessione internet, poter dormire con il mio camperino. La scelta è facile e ricade su una delle più grandi foreste di faggio d’Europa nonché uno dei miei luoghi del cuore: il parco dei Monti Simbruini. Per questa prima notte ho scelto l’area di Campaegli, una deliziosa località montana a circa 1400 metri di altezza. Disabitata per gran parte dell'anno, è caratterizzata dalla presenza di meravigliose baite di legno immerse nel bosco.

Il risveglio, dopo la fredda notte scorsa, è dei più suggestivi. Come i primi raggi di sole iniziano a scaldare l’aria, la foschia si solleva e i caldi colori autunnali si mostrano in tutta la loro bellezza. Completamente solo e con l’intera giornata davanti a me, ho finalmente il tempo di cogliere l’attimo e lasciarmi trasportare dalle sensazioni. E per una volta tutto questo non è che l’inizio…

E` autunno, dopo i lunghi mesi estivi la natura è ad una svolta e basta poco per entrare in connessione con essa, sentirsene parte, percepirne il respiro e coglierne i mutamenti: dal giorno alla notte, dal freddo al caldo, dalle mille sfumature d'oro delle chiome più ricche di foglie ai pallidi colori dei rami spogli.

E così trascorrono le giornate, in un bosco dove la notte, senza luci artificiali, si fa sempre più lunga e dove le passeggiate immerso tra le mille sfumature degli alberi si alternano alle ore di lettura e al lavoro al computer in camperino, mentre fuori i suggestivi richiami degli animali della foresta l’ammantano di mistero.

Dopo giorni nel versante di Monte Livata e Monte Autore, è giunto il momento di cambiare aria. I monti Simbruini coprono una superficie molto vasta, ragion per cui, sempre facendo attenzione a limitare al massimo il contatto con gli altri, numerose sono le località che vorrei visitare. Scendo così nella valle dell’Aniene e sono a Subiaco. Con il suo campo di slalom è la mia palestra di canoa settimanale, ma è la prima volta che salgo sulla suggestiva Rocca dei Borgia che da secoli domina il borgo dall'alto. Subito dopo il ritorno nei meravigliosi monasteri benedettini di Santa Scolastica e San Benedetto, immersi nel foliage e più affascinanti che mai.

Ancora una prima volta quella al laghetto di San Benedetto che, finalmente libero dalle folle estive, si lascia ammirare in tutta la sua bellezza. Difficile che riesca a resistere al fascino di una sterrata che si perde lontano e così, lasciando la strada asfaltata che prosegue in alto verso Ienne, prendo la carrareccia che corre lungo il fondovalle fino a raggiungere la cosiddetta Mola Vecchia. I mille colori degli alberi che si riflettono sulle acque e la vegetazione riparia che avvolge in un abbraccio mortale il ponte e l’antico mulino, costruito dai monaci benedettini nell'XI secolo, creano un ambiente ricco di magia. E' il tramonto, non riesco a resistere ed in un attimo decido di dormire qui.
La mattina dopo, mentre i primi raggi di sole scaldano l'aria, mi risveglia l’allegro cinguettio del bosco. Proseguo lungo la valle e giungo alla piccola ma affascinante cascata di Trevi, altra meta classica dei fine settimana estivi romani ed ora praticamente deserta.
Mi avvio in direzione di Vallepietra e lungo la strada, colpito dalla bellezza del luogo, mi fermo alla Trattoria la Noce. Il locale è chiuso, ma il proprietario, attratto dal camperino, che non smette mai di attirare la curiosità della gente, esce fuori, mi offre il caffè e la scoperta di interessi comuni insieme a quell’atmosfera nostalgica che accomuna in questo periodo tutti quelli che lavorano nel turismo, ci intrattengono in una piacevole e lunga chiaccherata.

Ma è giunta l’ora di riguadagnare quota e salire alla Santissima Trinità, luogo di grande devozione per tutti i paesi limitrofi e di grande fascino per la sua posizione a picco sulla valle. Al netto degli scempi causati negli anni dal proliferare di negozietti e attività commerciali che ben poco hanno di spirituale, l’assenza delle folle estive gli ridona la giusta atmosfera, tanto che non mi lascio scappare l’occasione e, nonostante il meteo inclemente, oggi più invernale che autunnale, mi appresto a dormire nelle sue vicinanze. Per fortuna al mattino la nebbia e la pioggia della notte lasciano il posto ad una splendida giornata ed inizia forse il periodo più affascinante della mia esperienza.

Percorrendo per giorni le decine di chilometri di sterrate che l'attraversano, fermandomi a parlare con chi qui ci vive da sempre, soprattutto taglialegna e allevatori, l’immersione nella foresta è totale, i ritmi rallentano ancor di più, cambiano i luoghi, ma non i mille colori degli alberi, i richiami, gli odori. Campo di Pietra, Campo Secco, Fosso Fioio, Campo Rotondo, Campo Staffi sono forse le località più conosciute, ma innumerevoli sono le valli e radure che in questo periodo regalano scorci suggestivi. 

Le due ultime notti sono forse anche le più belle. Sono lungo l’antico confine tra Stato Pontificio e Regno di Napoli, dove tra la splendida faggeta si allarga la radura di Campo Ceraso, con il suo magnifico panorama su Monte Tarino e Campo Staffi. Vago per i boschi per tutto il giorno fino a quando, seduto accanto alla "casa mia sotto ogni cielo", mi prendo tutto il tempo per ammirare il tramonto nel silenzio e nella pace assoluta. Pura magia.

Così come era iniziata, questa esperienza unica termina con un'altra splendida serata nel bosco, stavolta nella pineta di Monte Flavio, in Sabina. Mentre la luna, le stelle ed il falò riempiono di misteriosi riflessi la notte, non desidero altro che il tempo si fermi al qui e ora, assaporando ogni istante ed ogni sensazione.

Domani, purtroppo, si torna in città!

 

Riccardo Ideatore del progetto Latitude 180°, guida e accompagnatore.

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