Premessa

Ecco un altro articolo su questo splendido paese e sulla prima volta di una modalità di viaggio che vorrei implementare sempre più spesso, il viaggio esplorativo di gruppo. Dopo il viaggio in solitaria tra Botswana e Namibia del 2016, stavolta sono tornato in Namibia con un gruppo di otto 'coraggiosi' amici che avevano già viaggiato con me. Scelto un affidabile corrispondente locale, eccoci in partenza il 18 ottobre 2019.

Il sud

Due gruppi distinti partono dall'Italia, ma, mentre uno arriva direttamente alla meta, l'altro “decide” di fare una “breve deviazione” e si ferma per un'intera giornata a Parigi... Ovviamente ringraziamo Air France che ha permesso tutto questo! A questo punto, mentre i nostri amici si godono l'aperitivo nel deserto, a noi non resta che goderci una bella passeggiata in questa pur sempre splendida città. Viaggiando con 24 ore di ritardo, il mio gruppo gruppo raggiunge il primo, dopo una cavalcata di oltre 600 chilometri, al Canyon Roadhouse, caratteristico luogo di ristoro nei pressi del Fish River Canyon, quando il primo ha già iniziato il proprio viaggio in un bellissimo lodge nel Kalahari.

Finalmente insieme, siamo pronti fin dalle prime ore del mattino a goderci una bellissima escursione a piedi nel tipico ambiente desertico del sud del paese. E nel pomeriggio eccolo, è uno dei canyon più imponenti al mondo, quello del Fish River, con i suoi splendidi affacci e la possibilità di ammirarlo dall'alto per una breve parte del suo percorso. E' la nostra prima notte di camping. Superata qualche iniziale titubanza, con le tende aperte sul tetto dei nostri mezzi e il campo ormai montato, è ora di goderci lo splendido cielo stellato namibiano, uno dei più limpidi al mondo visto il bassissimo inquinamento luminoso, non prima però di un abbondante piatto di pasta all’amatriciana cucinato da Rita e Alessandra, le nostre bravissime cuoche volontarie.

Il giorno dopo, essendo nell'estremo sud del paese, non possiamo che dirigerci verso nord, costeggiando per qualche decina di chilometri il confine con il Sudafrica, immersi in un paesaggio lunare tra i più spettacolari del paese, per poi discendere nella rigogliosa valle del fiume Orange che divide i due stati. Foriamo, non per niente i nostri fuoristrada hanno ben due ruote di scorta, ma per nostra fortuna proprio dentro la prima stazione di servizio e dopo oltre 300 chilometri di pista. Complice il ritardo dovuto alla riparazione della gomma, arriviamo infine in vista dell'oceano, nella cittadina di Luderitz, non prima del tramonto.

Oggi sveglia prima dell'alba, abbiamo il permesso fotografico che ci apre le porte della città fantasma di Kolmanskop, vecchio centro diamantifero abbandonato negli anni 50 del XX secolo, prima che arrivino gli altri turisti. I primi raggi del sole e gli edifici semi-sommersi nella sabbia rendono questa visita un must per i fotografi, soprattutto se, come a quest'ora, si è praticamente da soli. Riprendiamo la marcia per raggiungere uno dei lodge che ci rimarrà più nel cuore, quello nella riserva del NamibRand, un luogo magico, dove la definizione “fuori dal mondo” non potrebbe essere più azzeccata, dove anche solo per un giorno è molto facile lasciarsi tutto alle spalle perdendo la cognizione del tempo e dello spazio. Questa volta i due gruppi sono insieme e non perdiamo certo l'occasione per un aperitivo nel deserto mentre il sole indora le montagne con gli ultimi raggi di sole del tramonto.

Il centro

Superando diverse decine di chilometri di una scomoda pista sassosa, raggiungiamo finalmente l'area di Sesriem, non per caso il cuore turistico del paese. Uno splendido affaccio sulle sabbie e le montagne rosse del deserto del Namib ci prepara alle meraviglie di domani. Dopo un'altra foratura, questa volta più “scenografica” e faticosa, raggiungiamo infine il nostro camp, dove pernottiamo godendoci un'altra serata tutti insieme sotto le stelle.

Sesriem Canyon, Sossusvlei, Dead Vlei, Duna 45, Big Daddy, nomi mitici per chi viaggia in quest'area, non a caso la più famosa del paese, la cui visita, il forte vento che imperversa da qualche giorno, mette oggi seriamente a rischio! Sono 60 chilometri dall'ingresso del parco. Arriviamo in zona e c'è una vera e propria tempesta di sabbia. A fatica parte del gruppo riesce a salire sulla Duna 45, da cui godiamo, nonostante tutto, un panorama meraviglioso, che ci è invece del tutto precluso quando cerchiamo di arrivare a Sossusvlei. Qui la visibilità è pari allo zero e rende inutile proseguire. Con la coda tra le gambe, percorsi 60 chilometri di strada a ritroso, ripieghiamo sulla visita del Sesriem Canyon, comunque molto bello, in attesa di un secondo tentativo nel pomeriggio. Si dice che la fortuna aiuta gli audaci e così è anche questa volta. Percorsi di nuovo i 60 chilometri verso il deserto e superati gli ultimi chilometri lungo una divertente pista sabbiosa, finalmente senza vento, riusciamo a raggiungere Sossuvlei ed il meraviglioso Deadvlei. Siamo praticamente soli, in quanto forse in pochi sono stati così testardi da tornare una seconda volta nel pomeriggio come noi, e così ci godiamo in beata solitudine i colori del tramonto sulle splendide dune rosse del deserto del Namib, il più antico del mondo.

L’indomani procediamo in direzione nord-ovest, non senza aver gustato la famosa torta di mele nel punto di ristoro/fattoria di Solitaire, il cui nome rende omaggio alla sua posizione isolata ai margini del deserto. Superato il Tropico del Capricorno, proseguiamo infine verso la Valle della Luna, dove il suggestivo paesaggio 'lunare' nasconde una rarità botanica presente solo in Namibia, la welwitschia mirabilis, che si dice possa raggiungere oltre i mille anni di età.

E siamo ad una delle giornate più attese dal sottoscritto, la doppia escursione nei pressi di Walvis Bay. Siamo sull'Oceano Atlantico, qui il clima è molto diverso da quello dell'interno, ai tersi cieli del deserto si sono sostitute le nubi e le nebbie cariche di umidità che hanno donato a questa costa la sua fama sinistra. Il nome Skeleton Coast deriva infatti dai numerosi naufragi dovuti alle pessime condizioni meteo dell'area. Nei secoli nebbie e onde impetuose hanno costellato le spiagge dell'area di relitti, pur se in realtà molti sono ormai scomparsi. Al mattino ci dirigiamo verso Pelican Point, già il solo viaggio è un'avventura, che ha inizio quando l'enorme Toyota che ci trasporta, lascia l'asfalto per inoltrarsi nella penisola sabbiosa da cui partirà la nostra escursione in kayak. Tra la nebbia mattutina, sotto un vecchio faro, spunta una numerosa colonia di otarie. Saranno loro le nostre compagne di giochi, quando per qualche ora avremo l'opportunità di condividerne l'ambiente ed essere oggetto della loro inesauribile curiosità. Essere circondati da decine di otarie che in tutta tranquillità giocano con le nostre pagaie e le nostre imbarcazioni, saltando e guardandoci incuriosite, rimarrà per molti di noi uno dei momenti più piacevoli del viaggio. Ma il pomeriggio non è meno emozionante e ancor più adrenalinico. Cambiamo mezzo e con due simpatici vegliardi locali alla guida dei loro enormi fuoristrada, partiamo verso Sandwich Harbour, una laguna a qualche decina di chilometri dalla cittadina di Walvis Bay, famosa per essere il punto dove le dune più alte del deserto del Namib si gettano a picco sul mare. Percorrere la spiaggia stretta tra i cordoni di dune e l'oceano tempestoso e poi salire e scendere sulle vertiginose pendenze delle dune del deserto alte centinaia di metri è certamente qualcosa che non lascia indifferente anche il più incallito viaggiatore. Il pranzo in cima alle dune, a picco sul mare, con tanto di bollicine e ostriche, è solo la ciliegina sulla torta di una giornata memorabile.

Il nord

Ci dirigiamo di nuovo verso l'interno, stavolta in direzione nord est verso i maestosi paesaggi del Damaraland, un’ulteriore dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, che non è la meta, ma è il viaggio che conta. Ben più delle pur interessanti incisioni rupestri di Twyfelfontein, Patrimonio Mondiale dell'Umanità dell'Unesco, sono infatti le formazioni rocciose, i colori, le piste sabbiose a imprimersi nella memoria. Qui, nel Madisa Camp, trascorriamo probabilmente la notte più suggestiva del viaggio, con una bella grigliata intorno al fuoco, sotto un meraviglioso cielo stellato, circondati dal silenzio e dal buio più assoluto.

Ci lasciamo definitivamente alle spalle le piste del Damaraland e, dopo aver ripreso l'asfalto, entriamo nell'Etosha, il parco per eccellenza del paese. Il suo nome deriva dalla distesa deserta di fango e sale che caratterizza gran parte della sua superficie. Qui si incontrano la maggior parte degli animali della savana, spesso in numero superiore a quello di gran parte delle altre aree protette africane, inoltre il loro avvistamento risulta molto facile in quanto, vista l'aridità del terreno, gli animali si radunano quasi sempre intorno alle numerose pozze disseminate entro i confini del parco. Altra peculiarità, le pozze create ad hoc accanto alle reti di recinzione dei camp, che permettono anche di notte di avvistare gli animali che qui si vengono ad abbeverare. Leoni che amoreggiano e giocano con i loro piccoli, giraffe che spingono il loro lungo collo quasi all'interno della nostra auto, branchi di zebre che ci circondano, rinoceronti che si abbeverano e leopardi che fuggono sugli alberi per l'arrivo delle leonesse, sono solo alcune delle immagini che riportiamo a casa!

Ultimi 500 chilometri di asfalto e l'ordinata capitale namibiana, quella Windhoek da cui siamo partiti, ci accoglie di nuovo tra le sue strade regolari e la sua architettura teutonica, ben diversa da tante altre grandi città del continente. Dopo l'ultima cena in un caratteristico locale del centro, rilasciamo i fuoristrada, che ci hanno accompagnato per gli oltre 4000 chilometri di questa emozionante avventura, e prendiamo definitivamente la strada di casa.

NUOVI TOUR IN NAMIBIA PER IL 2020

Sulla falsariga dell'itinerario seguito in questo viaggio, abbiamo programmato due tour per il 2020. Purtroppo quello di aprile in lodge, già confermato, è stato cancellato a causa dell’emergenza corona virus, rimane in piedi quello in camping dal 17 al 30 ottobre (che potrebbe però svolgersi in lodge anche questo). A breve tutte le info a QUESTO INDIRIZZO.

Essendo un paese molto richiesto e con un numero di strutture limitato, è assolutamente necessario muoversi con grande anticipo, anche di 6 mesi, per non avere sorprese! Se interessati, contattatemi quanto prima e assicurativi così la possibilità di poter visitare uno dei paesi africani contemporaneamente più affascinanti e più sicuri.

Non perdete tempo, non vedo l'ora di ripartire!

Riccardo Ideatore del progetto Latitude 180°, guida e accompagnatore

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