Fig. 1 - Casuarina (Casuarina equisetifolia), albero del sud-est asiatico, Polinesia e Australia, largamente impiegato nella forestazione dei litorali sabbiosi in clima tropicale e temperato-caldo. Ha foglie squamiformi minute, disposte in cerchio (verticillo) attorno a ogni nodo dei rametti, che sono verdi, striati e ricordano le code di cavallo (Equisetum). Il frutto assomiglia a una piccola pigna globosa.
Fig. 2 - Cannella (Cinnamomum verum), sempreverde dalla corteccia notoriamente aromatica d’uso medicinale e alimentare, riconoscibile per i caratteristici 3 nervi delle foglie. È un’aliena invasiva in gran parte dei tropici, alle Seychelles si concentra soprattutto sui rilievi assieme ad altre importanti aliene, fra cui la “Albizia” (Falcataria moluccana (Miq.) Barneby & J.W. Grimes, fam. Fabaceae), acacia di interesse forestale dall’ampia chioma a ombrello, originaria delle isole Molucche e Papua Nuova Guinea.
Fig. 3. “Calice du pape” (Tabebuia pallida) albero dell’America centrale con foglie palmato-composte a 3-5 foglioline coriacee, lucide, e vistose corolle a trombetta biancastra soffusa di viola, gialla internamente alla fauce; questa “gola” gialla indica agli insetti impollinatori e nella sua terra d’origine ai colibrì il percorso che devono seguire per raggiungere il nettare, sporcandosi inevitabilmente di polline che depositeranno, inconsapevoli, sulla parte femminile del fiore.
Fig. 4. Palma da cocco (Cocos nucifera), diffusa dappertutto ai tropici per la sua importanza alimentare ed economica ed estesamente naturalizzata nelle isole, specialmente lungo le spiagge; l’infiorescenza è una pannocchia piramidale provvista di fiori maschili piccoli e giallini all’apice dei rami e fiori femminili grossi e verdi alla base degli stessi; da questi, una volta impollinati, si sviluppano le classiche noci di cocco.
Fig. 5. “Coco plum” (Chrysobalanus icaco), arbusto di bassa statura con rami orizzontali e frutti vistosi tinti di porpora a maturità, simili a prugne ma di scarso valore alimentare. Parente della sapodilla e, più alla lunga, del kaki.
Fig. 6. “Jonquille des mers”, per gli anglofoni “Beach spider lily” (Hymenocallis littoralis), proviene dalle spiagge dell’America tropicale da dove è stata introdotta come ornamentale, ritrovando anche alle Seychelles il suo habitat di sabbia litoranea.
Fig. 7. “Poc-poc” (Passiflora foetida), rampicante dalle eleganti corolle bianche e luminose, interessante per i calici barbati, sfrangiati e vischiosi, apprezzabili nei 4 boccioli in secondo piano nella foto: è possibile che siano parzialmente in grado di digerire malcapitati, piccoli visitatori che vi restano invischiati, proprio come una pianta carnivora.
Fig. 8. Takamaka o takamahaka (Calophyllum inophyllum), albero dal fogliame prestante e dai fiori profumati, motivi entrambi della sua larga diffusione in tutti i tropici; le Seychelles, dove la pianta è molto quotata, si trovano al centro dell’area d’origine della specie.
Fig. 9. “Badamier” o mirobalano (Terminalia catappa): non si sa quale sia l’esatta provenienza di questa specie perché è stata diffusa ovunque nei tropici, ma va certamente ricercata tra Asia e Africa tropicali. Albero da ombra per antonomasia, è ben riconoscibile dalle foglie “a chitarra” provviste di pochi, marcati nervi secondari chiari e per i frutti a mandorla lisci e lucidi, quasi alati al margine, che dentro uno spesso pericarpio legnoso-fibroso racchiudono un seme commestibile.
Fig. 10. “Bonnet carré”, nelle Filippine “Botong” (Barringtonia asiatica), non avrebbe nomi vernacoli più appropriati con quel mostruoso frutto a quattro facce e quattro spigoli curvi al cui apice persistono i sepali, concavi come mestolini da gelato; anche il fiore, che nella foto non c’è, è spettacolare: un folto ciuffo piumoso di stami candidi, via via roseo-violacei verso l’estremità dei loro filamenti.
Fig. 11. “Veloutier, Bois manioc” (Scaevola taccada), arbusto ben più largo che alto, pioniere in posizioni d’avanduna lungo le spiagge d’ Africa, Asia, Indonesia, Australia e territori vicini, con foglie lucide, un po’ carnose, obovato-oblunghe e fiori bianchi in cime ascellari condensate tra le foglie; la corolla è curiosa perché appare come se fosse tagliata a metà orizzontalmente; bacche bianche.
Fig. 12. Cordia subcordata, detta “Porché” in creolo, possiede un’infinità di altri nomi fra cui “Mareer” in inglese e “Kalimasada” a Giava. Alberello dalle sgargianti corolle increspate, che vanno dal giallo aranciato al rosso-arancione intenso; ha frutti simili a piccole pere contenenti un nòcciolo durissimo (endocarpo) che racchiude il seme.
Fig. 13. “Bois cassant”, legno fragile, che ci suona meglio come gardenia delle spiagge (Guettarda speciosa). Parente stretto delle gardenie, appunto, e del caffè, apre solo di notte fiori bianchi, tubulosi, con lembo di 7-9 lobi arrotondati, che ricordano quelli di un gelsomino, inondando la spiaggia di profumo. Il frutto, una sorta di bacca biancastra a 6-9 semi, è piuttosto spugnoso, atto a farsi trasportare dalle mareggiate.
Fig. 14. “Bois blanc” (Hernandia nymphaeifolia), singolare albero con piccoli fiori bianchi unisessuali in pannocchie corimbose, femminili e maschili mescolati. Il frutto è curioso: una noce obovoide, nera, che con l’apice fa capolino da un involucro biancastro, traslucido e rigonfio detto cupola, il quale funziona da galleggiante per viaggi in mare di breve distanza e breve durata.
Fig. 15. “Var”, ibisco di spiaggia (Hibiscus tiliaceus), bellissima malvacea arborea indigena dell’area paleotropica, con grandi fiori giallo chiaro a centro porpora scuro e foglie cuoriformi stile tiglio, verdi di sopra, cenerine di sotto. Il frutto è una capsula che rilascia i semi aprendosi a stella in 5 valve.
Fig. 16. “Bois de rose” (Thespesia populnea), tremendamente confondibile con il Var, da cui però si distingue senza problemi per le foglie verdi su entrambe le facce e per il frutto indeiscente che cade a terra come una noce. Di origine paleotropica, è ormai diffusa su tutte le spiagge a clima caldo.
Fig. 17. “Manglier hauban” (Rhizophora mucronata), albero generatore di mangrovie, cioè di foreste regolarmente inondate dall’alta marea. Rappresenta un vero e non comune caso di viviparia vegetale: il seme germina all’interno del suo frutto quando questo è ancora attaccato all’albero, sviluppando una radice a fittone carnosa, verde, robusta, pesante e affusolata, che emerge dall’apice del frutto penzolando in aria. A un certo punto l’insieme si stacca e il fittone in caduta verticale si conficca nel terreno garantendo successo alla plantula.
Fig. 18. “Liane sans fin” (Cassytha filiformis), liana senza fine, un intrico di fili e gomitoli giallastri che aderiscono alle chiome di alberi e arbusti; foglie invisibili benché presenti (piccole squame), niente clorofilla, la linfa dell’ospite diventa la sua. Chi lo direbbe che questo “alien” vegetale è imparentato da vicino con l’alloro, la cannella e l’avocado?
Fig. 19. Deckenia nobilis, qualcuno la Deckenia nobilis dal tronco snello, dal fogliame leggero, dalle brattee dell’infiorescenza irte di aculei e dalle stesse infiorescenze molli e lungamente pendenti l’ha chiamata “Millionaire’s salad”, insalata di lusso. In effetti questa specie se l’era vista brutta per l’abitudine di ricavarne il “cuore di palma” con sacrificio di migliaia di esemplari. Oggi per fortuna tutto ciò è fuori legge e la bella palma è al sicuro. Le giovani piante hanno piccioli e guaine fogliari provvisti di lunghe spine chiare per difendersi da predatori senza scrupoli. Il genere è in onore di K. K. von der Decken (1833-1865), esploratore tedesco in Africa orientale, Madagascar e isole Mascarene.
Fig. 20. Nephrosperma van-houtteanum a prima vista si distingue per i segmenti fogliari piuttosto larghi, per i piccioli biancastri che spiccano sotto la chioma e per l’infiorescenza breve, piramidale, più o meno orizzontale. Il nome del genere sottolinea con etimo greco le vistose venature che percorrono la superficie del seme, mentre l’epiteto specifico è in dedica all’orticoltore e botanico belga Louis Benoît van Houtte (1810-1876), che esplorò in particolare la flora del Brasile.
Fig. 21. Phoenicophorium borsigianum - Il biglietto da visita di Phoenicophorium borsigianum sono le foglie dal contorno tozzo benché allungato, arrotondate all’apice dove appaiono più larghe che alla base, con i margini dei segmenti saldati fra loro per un lungo tratto in modo da dare una sensazione a metà strada fra una penna e un ventaglio. L’infiorescenza a piramide breve e allargata ha rami piuttosto rigidi e le giovani piante, come già visto per Deckenia, portano su piccioli e guaine eleganti ma dissuadenti spine di un bel nero lucido.
Fig. 22. Roscheria melanochaetes non è molto comune ed è considerata a rischio (“endangered” fra le categorie IUCN), si riconosce per i segmenti fogliari saldati fra loro in numero variabile, così da conferire alla foglia un aspetto a finestrature irregolari. L’esemplare della foto vive nell’orto botanico di Victoria (Mahé). Il nome del genere si ispira alla figura del geografo ed esploratore tedesco Albrecht Roscher (1836-1860), cartografo del continente africano. L’epiteto specifico, dal greco mélaina = nera e chaíte = criniera, si riferisce all’arsenale di lunghe spine nere che ricoprono i fusti delle giovani piante.
Fig. 23. Verschaffeltia splendida, complessivamente rara, cresce fino a 850 m di altitudine, ma al di sotto dei 300 m è eccezionale. Inconfondibile per il vistoso cono di radici a trampolo su cui si regge il fusto, dispositivo ancora privo di una spiegazione convincente. Il genere è dedicato ad A. C. A. Verschaffelt (1825-1886), figlio e nipote di famosi orticoltori e vivaisti belgi, che studiò, battezzandole, pure 7 specie di piante tropicali. Gli esemplari fotografati si trovano nell’orto botanico “Sir Seewoosagur Ramgoolam” in Pamplemousses, Mauritius.
Fig. 24. Lodoicea maldivica, “Coco de mer”, esemplare femminile in frutto ripreso nel suo habitat di foresta umida (Vallée de Mai, Praslin). Le piante maschili producono un’infiorescenza cilindrica e carnosa di colore scuro (spadice), sulla cui superficie si apre un firmamento di minuti ciuffi di antere gialle cariche di polline, a disposizione degli impollinatori per essere trasferito alle piante femminili, che hanno fiori più grandi, verde scuro, disposti a zig-zag lungo i rami dell’infiorescenza. Il nome Lodoicea fu coniato da H. Wendland come aggettivo al femminile di Lodoicus, latinizzazione di Louis (Luigi), in onore del re di Francia Luigi XV.
Fig. 25. Il “Vakwa parasol” (Martellidendron hornei) è un ex-Pandanus, albero bellissimo diffuso negli impluvi, il cui fusto liscio e slanciato, provvisto alla base di vistose radici a trampolo, si triforca sotto un’ampia chioma a ombrello di foglie nastriformi lunghe fin oltre 3 m, coriacee, verde scuro, ricadenti, armate ai margini di brevi spine rossastre. Il nome del genere, che significa “albero di Martelli”, era stato creato dal botanico italiano Rodolfo E. G. Pichi Sermolli (1912-2005) in onore di Ugolino Martelli (1860-1934), specialista di Pandanus e fondatore di Webbia, rivista internazionale edita dal Museo Botanico dell’università di Firenze. John Horne (1835-1905), il botanico scozzese dedicatario della specie, aveva diretto il complesso dei giardini di Pamplemousses in Mauritius.
Fig. 26. “Bois rouge” (Dillenia ferruginea), albero dei rilievi interni frequente ai margini e nelle aperture dei boschi. Rappresenta una famiglia pantropicale piuttosto isolata, i cui componenti si riconoscono per le foglie con i nervi secondari diritti, paralleli, pettinati, sporgenti inferiormente e terminanti al margine in un dente. Nel 1753 Linneo dedicò questo genere al tedesco J. J. Dillenius (1684-1747), che fu professore di botanica a Oxford.
Fig. 28. Costularia hornei: ciperacea con cespi di foglie lineari simili a quelle delle graminacee, superiormente lucide, quelle dei fusti fioriferi disposte alternatamente su tre file. Per l’epiteto specifico vale quanto detto a proposito del “Vakwa parasol”.
Fig. 29. Costularia hornei: infiorescenza a pannocchia con rami arcuati e ricadenti.

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