Ha Long Bay: in Vietnam alla scoperta di una delle sette meraviglie della natura

Il viaggio in Vietnam continua. La prossima tappa è Ha Long Bay, di recente inserita tra le "7 wonders of nature" e nominata dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Tra etnie, mercati e un patrimonio naturalistico di grande bellezza, il paese comincia a svelare tutto il suo fascino. 

Viste le premesse arrivo ad Ha Long Bay con aspettative altissime, anche perché durante un precedente viaggio in Thailandia avevo avuto un assaggio di questo particolarissimo ambiente caratterizzato da circa duemila lussureggianti isolotti carsici dalle forme più bizzarre, sparsi in mezzo al Mar Cinese Meridionale. Allora desiderai perdermi in kayak in quel labirinto ma non ne ebbi l’occasione, occasione che invece questa volta non mi lascerò sfuggire.

Il primo approccio con Ha Long Bay non è dei migliori: pioggia, nebbia e vento fanno da corollario a quello che alla partenza appare come un ambiente tutt’altro che naturale. Non speravo di essere il primo né tantomeno il solo ad averla raggiunta fuori stagione, ma quello che trovo supera ogni aspettativa. 

Di recente, per accogliere le migliaia di turisti che partono alla volta della baia, ad Ha Long Bay è stato costruito un nuovo porto turistico nella località di Tuan Chau: chilometri di moli e banchine attrezzate con sale d’attesa, bar, ristoranti e negozi. In questo periodo sono per lo più vuoti e danno al luogo quell’atmosfera un po’ deprimente da località di mare in bassa stagione.

Dalla nebbia emergono navi dalle fogge più strane, si tratta di riproduzioni decisamente kitsch di scintillanti galeoni settecenteschi, feluche orientali, oppure ibridi ornati con draghi e figure mostruose. Mi chiedo cosa ci sarà oltre la cortina di nebbia che impedisce di vedere al di là di questa grande messa in scena. Lo scopro presto. Appena lasciato il porto a bordo di un’imbarcazione un po’ più sobria delle altre, tra la foschia che si va diradando inizio a intravedere profili di formazioni rocciose di ogni dimensione che emergono dal mare come figure mitologiche. Sono dappertutto, l’intero orizzonte ne è pieno. Pochi minuti e cominciamo a navigare tra le migliaia di canali formati da questi isolotti, spesso quasi toccandoli con mano, incrociando di tanto in tanto altre navi fantasma che, scivolando silenziose in quest’atmosfera ovattata e quasi irreale, all’improvviso compaiono tra la nebbia di nuovo fitta e altrettanto all’improvviso scompaiono.

Lo spettacolo non potrebbe essere più suggestivo. Piano piano si insinua la consapevolezza di essere in un luogo unico, primordiale, dove l’uomo è un ospite di passaggio incapace di turbarne più di tanto la bellezza nonostante il forte impatto che il turismo ha avuto su Ha Long Bay.

Ci fermiamo, siamo immersi nella nebbia, nessun appiglio per gli occhi, nessun punto di riferimento, la sensazione è quella di essere completamente persi nel nulla, ma così non è per il capitano, che ancora con precisione il battello e ordina all’equipaggio di mettere in mare i kayak. Finalmente arriva il momento tanto atteso. Ok, non sono solo, siamo una decina distribuiti su cinque kayak doppi, ma lo spettacolo e l’emozione sono tali che da quando si sono spenti i motori della barca l’unico rumore è quello delle pagaie che fendono l’acqua. Ed è proprio la nebbia a regalarci questa sensazione di isolamento e a farci immergere in una sorta di dimensione parallela che ci fa dimenticare le ferite inferte dall’uomo a questo luogo magico: l’inquinamento e il traffico di imbarcazioni turistiche, alcune delle quali portano con sé urla, rumori e musica ad alto volume. Dimentichi di tutto ci gustiamo questo momento di pace scivolando silenziosi sull’acqua, finché arriva il momento di ancorare il battello per la notte in una bella insenatura, l’unico campeggio autorizzato in tutta Ha Long Bay. 

Tante le suggestioni. Il silenzio quasi irreale. Il chiarore della luna che fa percepire distintamente i contorni frastagliati degli isolotti che si riflettono in acqua. Il mare, altrimenti nero come la pece, di tanto in tanto acceso da una bioluminescenza che lascia delle scie di un blu quasi spettrale. L’equipaggio che, secondo la tradizione, dopo aver acceso lungo i bordi della barca forti lampade rosse e gialle per attirare pesci e calamari, inizia a pescare con alcuni grossi retini. È una di quelle sere che vorresti non finissero mai, di quelle in cui fare il pieno di emozioni e in cui ogni minuto concesso a Morfeo sembra essere tempo sprecato. 

La mattina successiva altro meraviglioso giro in kayak con sbarco su un isolotto attraversato da un’enorme grotta. L’ambiente di Ha Long Bay è tipicamente carsico e quindi sono centinaia i faraglioni, le colonne e le grotte, molte delle quali visitabili, che caratterizzano questa zona spesso regalando scorci suggestivi e la possibilità di piccole grandi avventure sotterranee.

La nebbia ormai diradata lascia spazio a una visuale a 360 gradi dell’ambiente circostante. Lungo la via del ritorno il traffico di imbarcazioni è aumentato e ovviamente molto più visibile, ma questo è solo un piccolo scotto da pagare in confronto alla possibilità di ammirare il paesaggio in tutta la sua grandiosità. L’occhio corre fin troppo spesso dietro l’obiettivo della macchina fotografica, il desiderio di fermare il momento e renderlo immortale è forte e ognuno spera di riuscire a portare con sé un pizzico di questo paradiso.

E nonostante tutto Ha Long Bay è ancora un paradiso che dovremmo fare di tutto per preservare sostenendo con il turismo responsabile un paese come il Vietnam che, impegnato ad affrontare problemi apparentemente più urgenti della tutela del patrimonio storico e naturalistico, spesso dimentica che un ambiente ben gestito e protetto dall’eccessivo sfruttamento può essere una grande risorsa per il presente e per il futuro.

 

 

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