Bai Tu Long Bay: un suggestivo scorcio di oriente antico nel cuore del Vietnam

Il viaggiatore, invece di godersi i luoghi per quello che sono, sembra spesso tentato di fare contrapposizioni e confronti.

Questa è la sensazione che si percepisce da queste parti quando si parla della Bai Tu Long Bay, definita da alcuni una sorta di “cugina povera” di Ha Long Bay.

Incuriosito, decido di andare a scoprirla. A circa 50 km dalla sua famosa vicina, Bai Tu Long Bay appare come probabilmente doveva esser la località di Ha Long qualche decennio faIl porticciolo di partenza è quanto di più vicino ci possa essere al mito dell’oriente depositato nell’immaginario collettivo: un suggestivo approccio alla baia molto diverso dalle fredde banchine turistiche del nuovo porto di Ha Long. Davanti ai miei occhi una distesa di barche da pesca armate di reti e di enormi lampadine appese da un capo all’altro delle imbarcazioni secondo il sistema di pesca tradizionale che sfrutta la loro luce per attirare i pesci; cariche di pescato e di grandi tinozze piene di ostriche, si stagliano contro uno sfondo di isolotti tondeggianti, ammantati da una lussureggiante vegetazione tropicale. Ogni isolotto è attraversato dal lesto viavai di persone affaccendate intorno ai grossi carichi, che passano dalle imbarcazioni più grandi a quelle più piccole fino a raggiungere i moli, dove vengono issati su carretti spesso spinti a mano verso i mercati locali.

Lasciamo il porto di Bai Tu Long Bay allontanandoci a bordo di una bella imbarcazione tradizionale in legno, già rapiti dall’affascinante atmosfera del luogo. Incrociamo solo barche da pesca e non c’è ombra di battelli turistici. Dopo pochi minuti, l’innalzarsi di migliaia di isolotti che punteggiano la baia segna l’inizio di un’altra immersione in questo magico sistema di canali e baie protette, con la differenza che qui l’uomo sembra aver mantenuto un rapporto più stretto con questo ambiente. 

Ben presto la navigazione ci conduce tra file e file di piccole boe galleggianti che sostengono lunghe corde a cui sono attaccati i mitili. All’ombra dei cappelli di paglia tradizionali, gli allevatori-pescatori sono intenti a riempire pesanti tinozze di ostriche. Lasciata l’imbarcazione accanto a uno di questi allevamenti, prendiamo i kayak e procediamo silenziosamente tra i calorosi saluti dei lavoratori e i latrati assai poco amichevoli dei cani a guardia delle piattaforme galleggianti.

Arriviamo in prossimità di un cosiddetto floating village, dove un’intera comunità di pescatori-allevatori di ostriche vive a tempo pieno in un vero e proprio villaggio galleggiante. Non è l’unico da queste parti e le ragioni di questa scelta sono facilmente comprensibili. A Bai Tu Long Bay come altrove questo sistema di isolotti crea un ambiente molto protetto, dove il mare è sempre calmo e dove i pescatori-allevatori (che non appartengono a etnie particolari e che provengono dalla terraferma) hanno potuto insediarsi per essere più vicini alla loro fonte di sostentamento. Tradizionalmente tornavano alla terraferma solo di tanto in tanto per procurarsi l’acqua da bere (in caso di scarse precipitazioni piovose) e altri prodotti necessari alla sopravvivenza. Oggi però questo stile di vita si scontra sempre di più con le esigenze della vita moderna, tra cui l’accesso al sistema scolastico per i giovani. Pertanto il governo sta progressivamente incentivando il ritorno sulla terraferma di queste popolazioni, spesso passando per situazioni di compromesso, dove il villaggio viene spostato in una zona più vicina alla costa in modo da consentire ai ragazzi di raggiungere più facilmente le scuole e agli adulti di avere accesso a condizioni di vita migliori.

Il ritorno in porto da una rotta differente ma sempre circondati da centinaia di isolotti è forse ancor più affascinante dell’andata e regala a tutti noi a bordo la consapevolezza che ben lungi dall’essere la sorella minore di Ha Long, Bai Tu Long Bay è un gioiello da preservare in tutta la sua peculiarità, un luogo ancora vero e che egoisticamente speriamo non venga fagocitato troppo presto dal turismo di massa, lasciando l’opportunità, a chi vorrà farlo, di scoprire l’oriente così com’era.

 

 

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