Viaggio alle isole Calamian: ecoturismo e relax nel paradiso naturale delle Filippine

I mari delle isole Calamian si rivelano una meta sorprendente per gli amanti dell’ecoturismo. Dalla navigazione a bordo delle imbarcazioni tradizionali ai pernottamenti nei camp in riva alla spiaggia, dai ritmi lenti alle immersioni tra i relitti della seconda guerra mondiale, le isole Calamian sono un paradiso naturale gestito in modo responsabile e sostenibile. 

Dietro di noi un'ampia baia incastonata tra imponenti pareti rocciose, davanti a noi una miriade di isolotti carsici a chiudere l'orizzonte. Siamo a El Nido, prima tappa del viaggio nelle Filippine.

Ancora sull'aereo per Manila, avevo letto l’articolo di un giornalista inglese sulla sua avventura a bordo di una barca tradizionale a vela proprio nella zona dove mi trovo ora. Così prenoto e prendo il mare in direzione nord: destinazione Coron, isole Calamian.

Mi aspettano cinque giorni di navigazione a bordo di una balangyas-banca-pump boat, una barca tradizionale a motore (purtroppo non c'era posto sulla barca a vela). La barca, con il suo scafo centrale dal fondo quasi piatto e due tronchi di bambù come galleggianti laterali, è perfetta per solcare le acque poco profonde degli arcipelaghi che incontreremo lungo la nostra rotta. 

Questo tipo di imbarcazione è molto simile a quella che, a remi o a vela, storicamente ha reso possibile la colonizzazione di isole, spesso a grande distanza tra loro, in tutta l'area indo-pacifica. 

Levata l'ancora, ognuno di noi cerca il proprio angolo di paradiso mentre i membri dell'equipaggio lavorano dietro le quinte per rendere piacevole il viaggio. Dopo un'abbondante merenda tradizionale a base di platani fritti dolci, ci immergiamo per ammirare gli splendidi fondali. Qui coralli multiformi e multicolori, anemoni, nudibranchi, una moltitudine di pesci di reef tra cui i coloratissimi pesci pagliaccio (Nemo per intenderci), pesci farfalla, pesci scorpione, tartarughe e serpenti marini, e la possibilità di incontrare varie specie pelagiche, tra le quali i sorprendenti squali balena, rendono ogni tuffo una sorpresa continua.

Riprendiamo la navigazione. Per molti di noi l'essenza di questa esperienza è il ritmo lento, un’occasione per riappropriarsi del tempo, riempirsi gli occhi di tanta bellezza lasciando vagare la mente tra mari tropicali e storie di pirati (non siamo poi molto distanti dal Borneo, zona resa famosa da Sandokan e dai Tigrotti di Mompracem di salgariana memoria). 

Arriva il momento del pranzo a bordo. Niente di lussuoso, tutto semplice e ottimo, preparato con prodotti freschi, pescati e coltivati dagli abitanti delle isole Calamian che collaborano con il nostro operatore. Questo è proprio uno degli aspetti del viaggio da sottolineare: la sua importanza per la vita delle comunità che incontriamo. L'operatore nasce circa dieci anni fa dall'idea di due ragazzi, uno filippino e uno inglese, decisi a far conoscere al mondo le bellezze di questi arcipelaghi, coinvolgendo gli abitanti delle isole a vari livelli: sia valorizzandone abilità e costumi tradizionali, sia fungendo da stimolo per l'acquisizione di nuove conoscenze necessarie per un mondo in continua evoluzione. Oggi il progetto coinvolge circa 300 abitanti delle isole Calamian che, vista la minore pescosità dei mari dovuta all'eccessivo sfruttamento delle risorse, hanno trovato un'occupazione nel progetto sia come membri degli equipaggi, sia come staff di terra, sia come contadini per la produzione di quanto viene consumato a bordo. Proprio questo aspetto è uno dei più innovativi, in quanto la ricerca e la diffusione di metodi di sussistenza alternativi alla pesca è molto importante per evitare l'abbandono e la conseguente disgregazione sociale e culturale. 

Dopo una tappa alla Hidden Lagoon, la navigazione riprende. Ormai siamo definitivamente fuori dalla zona turistica ed è giunta l'ora di accamparsi per la notte. 

L'operatore ha costruito circa quindici base camp lungo l'itinerario, alloggi molto spartani che ripagano ampiamente con la splendida posizione la loro relativa scomodità. I base camp si trovano spesso su spiagge da sogno, a volte vicino ai villaggi dei pescatori, a volte su isole completamente deserte. Come quelle in navigazione, le ore trascorse a terra sono parte integrante dell'avventura. Si inizia trasportando il cibo, il materiale per allestire i campi e l'equipaggiamento nei kayak condotti dai membri dello staff e poi con un bel tuffo nell'oceano raggiungiamo terra. Una volta lì, conosciuta la propria “camera con vista” allestita con zanzariera e materassino, ognuno è libero di godersi questo paradiso in libertà. C'è chi sorseggia un aperitivo ghiacciato di fronte al tramonto e chi invece si perde nell'esplorazione dei dintorni, fino a quando, nella notte rischiarata da milioni di stelle, viene servita la cena che consumiamo tutti insieme intorno a una lunga tavolata sulla spiaggia. E dopo, seduti intorno a un falò o stesi su di un'amaca a naso all'insù, ci godiamo la magia della notte tropicale, cullati dallo sciabordio delle onde e dai richiami degli animali notturni che popolano la foresta.

La mattina successiva lasciamo il campo riguadagnando la barca ancorata al largo. E a questo punto il viaggio prosegue fino a Coron, una delle capitali mondiali delle immersioni sui relitti, in particolare quelle su una decina di navi giapponesi affondate dagli americani durante la seconda guerra mondiale su dei fondali facilmente accessibili ai subacquei. Librarsi negli immensi spazi di queste navi colonizzate da una rigogliosa vita marina è proprio la degna conclusione di questa bella avventura nei mari delle Filippine, che contano tra i migliori siti di immersione al mondo.

Abbiamo viaggiato con Tao Philippines. Se volete vivere l’esperienza, scriveteci per ricevere informazioni.

 

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